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Tra le braccia di un Angelo
Ottobre ‘94.

Quell’anno me lo ricordo bene, avevo salutato mio padre per l’ultima volta quattro mesi prima.
Sentivo la sua assenza, percepivo la sua presenza; non ho mai trovato una spiegazione
plausibile a quello che successe in quel giorno di ottobre.
In sella al mio scooter stavo rientrando a casa dopo aver fatto visita ad una mia amica,
arrivata in prossimità delle strisce pedonali rallentai e poi mi fermai per lasciar attraversare un ragazzo biondo.
(Da dire che in quel punto in tanti anni non ho mai visto nessun pedone attraversare la strada).
Dietro di me un automobile in attesa.
Ricordo che guardai il ragazzo in faccia, biondo e con gli occhi chiari…..stavo quasi per ripartire quando un forte stridore di gomme
mi fece pensare”Chi è sto scemo che…” e neanche finito il pensiero mi ritrovai in aria, con il cielo in faccia e con tranquilla serenità,
di essere consapevole di essere arrivata al mio ultimo momento, nessuna paura, nessuna angoscia, lo accettavo.
“ Sei arrivata T.... saluta il mondo…” fu il pensiero di un attimo,
poco dopo mi ritrovai a ridiscendere a schiena in giù
con una certa velocità, e a quel punto qualcosa mi frenò la corsa.
Sentii chiaramente due mani che mi tenevano saldamente la schiena e con dolcezza mi appoggiavano al cofano dell’automobile
che stava dietro di me.
Scivolai piano a terra e mi raddrizzai immediatamente.
Guardai la scena che mi si presentò sotto gli occhi.
Il motorino era sbalzato quasi dodici metri oltre alle strisce pedonali l’auto dietro di me era a sua volta stata speronata da un’automobile
di grossa cilindrata che nella sua folle corsa non aveva fatto in tempo a rallentare, con il risultato che la parte anteriore era completamente distrutta l’auto bianca che era dietro di me un modello di Lancia molto vecchio l’urto aveva fatto si che i longheroni fuoriuscissero
di un metro, l’automobilista disse poi che dal botto ricevuto il sedile di guida si era sganciato ma lui mi vide perfettamente
mentre venivo sbalzata in avanti in direzione ascensionale per poi ridiscendere a schiena in giù sul cofano della sua auto.
Le Forze dell’Ordine che intervennero sul posto all’inizio pensarono ad un frontale viste le condizioni e le direzioni in cui le automobili orami distrutte stavano in mezzo alla strada; io invece non mi ero
FATTA NIENTE!!!!!!!
Non avevo un graffio, a parte un leggero livido blu sulla coscia sinistra dovuto al fatto che nel scivolare sul cofano dell’auto
avevo urtato sul paraurti d’acciaio un particolare:il ragazzo biondo che aveva poco prima attraversato la strada era letteralmente sparito,
e i testimoni che erano fuori da un locale e avevano assistito a tutta la scena dissero di non aver notato nessun giovane biondo, ora,
per motivi che non starò qui a raccontare sono quasi sicura che non fu mio padre a rallentarmi in questa pazza discesa,
perché non credo fosse ancora in grado di farlo.
E’ stato forse il mio angelo custode????
Non lo so.
So di certo però che lì con me a mezz’aria c’era qualcuno, qualcuno che mi ha salvato la vita;
visto che ho cinquanta chili e ho e ho fatto un volo di dodici metri e come tutti sanno il peso nella velocità raddoppia,
come minimo avrei dovuto atterrare violentemente rischiando seriamente di lesionarmi la spina dorsale. o addirittura sfondarmi il cranio.
Io ringrazio quella invisibile presenza per essermi stata vicino in un momento così delicato;
visto che mi ha dato l’opportunità di sentire che non ero sola, che alla fine non siamo mai veramente soli.

 

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